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Uso, abuso, dipendenza
Sebbene sia un argomento molto delicato, c'è una certa differenza tra situazioni in cui si è verificato un uso (per es. a scopo sperimentale, o in un contesto socio-culturale ben preciso), da quelle in cui si assiste ad un abuso o, peggio ancora, ad una dipendenza. In una società in cui una cifra oscillante tra il 20 e il 40% degli adolescenti dichiara - a seconda deii territori - di avere consumato cannabinoidi, è difficile etichettare il 20-40% dei giovani come tossicodipendenti. Alcuni di essi hanno solo "sperimentato" l'uso di cannabis perché indotti dagli amici, attratti da un momento di socializzazione o da un evento particolare. Fatta questa "prova" l'uso cessa, o si ripete in modo assolutamente eccezionale. In una ristretta percentuale di persone si passa ad un uso giornaliero o quasi-giornaliero. La stessa cosa può succedere per chi abusa di alcol sono in occasioni particolari, per esempio durante le feste, a capodanno o quando esce con gli amici. E' possibile che l'abusatore di alcol non sia un alcolista in senso tipico, ossia non faccia del bere un problema costante e quotidiano. Il legame tra uso, abuso e dipendenza è talvolta molto forte e la separazione tra i vari ambiti non sempre è evidente. Si può facilmente passare dall'uso alla dipendenza, in particolare se sussistono tutti i fattori psicologici e socio-familiari predisponenti. Molti tossicodipendenti hanno iniziato con l'idea di poter controllare il consumo di droghe e di poterla confinare ad un uso ricreativo o di puro piacere, poi si sono ritrovati ad un consumo giornaliero e a concentrare tutta la loro vita nella sostanza.
La dipendenza fisica, cos'è e come funziona
Perché si instauri la dipendenza da un comportamento o da una sostanza si devono presupporre dei meccanismi biologici precisi. Oggi sappiamo che alcune zone del nostro cervello sono deputate alla percezione del piacere e soprassiedono alle importanti funzioni della gratificazione. Questi centri nervosi, una volta venuti in contatto con una droga (soprattutto se questo avviene in modo ripetuto e costante) "imparano" a regolarsi di conseguenza. E' come se il contatto con le sostanze lasciasse un ricordo fortissimo che si risveglia ad ogni sollecitazione, associazione di idee, evento legato all'immagine-droga. Responsabile dell'attivazione di questi circuiti nervosi è la DOPAMINA, un neuromediatore presente nelle strutture limbiche e mesocorticolimbiche del cervello. E' coinvolta anche la NORADRENALINA e, in qualche modo, anche la SEROTONINA. I recettori (ossia le porte di accesso al cervello, specifiche per ciascuna sostanza) vengono modificati e l'insieme di dipendenza fisica e di bisogno psicologico costituisce il CRAVING, cioè il bisogno compulsivo, il desiderio morboso di continuare ad usare la sostanza o reiterare un comportamento. C'è inoltre da dire che, recentemente, si è visto che esistono dei fattori predisponenti di tipo genetico all'instaurarsi delle dipendenze. Alcuni individui (circa il 25% della popolazione) producono meno recettori per la dopamina, per colpa di un gene "difettoso" (allele A1). Queste persone avrebbero una maggiore suscettibilità a cadere vittime di sostanze che stimolano la produzione di dopamina. Tra i tossicodipendenti, infatti, la percentuale di portatore del gene "difettoso" è di circa il 50%, cioè il doppio della popolazione normale. Sappiamo inoltre che esistono correlazioni tra gli enzimi che degradano la serotonina nel cervello e il
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